ALFREDO POMPILIO
gennaio 24, 2017
Evento Mostra
aprile 6, 2017

Anche nelle opere di Pompilio c’è l’idea di ciclicità (vita, morte ed ancora vita), ma in chiave più strettamente cattolica, laddove in Pisani è la stessa Natura a guidare i suoi cicli di trasmutazione.
Il passaggio temporale è una costante dei lavori di Pompilio, tanto che il concetto di memoria è sempre presente, persino evidenziato, attraverso l’uso di scritte, talvolta veri e propri graffiti, talaltra squisitezze calligrafiche che evocano vecchi manoscritti. In L’uomo e l’uovo i rimandi alla tradizione iconografica occidentale, e pertanto ai grandi maestri del passato, sono molteplici: come non leggerci un omaggio alla Pala di Brera di Piero della Francesca, con l’uovo, simbolo di perfezione della Natura, di vita e della sua ciclicità? Se lì è appeso ad un filo qui è in bilico sull’alluce del piede di un uomo che, tutt’altro che stabile sull’altra gamba, poggia su cuscini che a loro volta sembrano galleggiare nello spazio. Che fatica mantenere l’equilibrio, e barcamenarsi tra gli episodi che scandiscono la giornata, così come la vita! Ed ancora: quanti simboli in quei cuscini, lussuria – e quindi vita – ma anche morte, come la storia dell’arte ci insegna.
Ogni momento del vivere diviene una costante ricerca di equilibrio, anche l’amore tra uomo e donna. In X ed Y – l’evocazione degli assi cartesiani, e quindi del DNA, è lapalissiano – le due figure si incontrano in un improbabile atto sessuale. Improbabile, eppure non impossibile, se ciascuno dei due si sforzerà a sufficienza per aumentare i propri numeri (di qui le formule che affiorano in superficie) e metterli a disposizione dell’altro, portando alla crescita comune. È quanto accade in L’ora del caffè: la caffettiera in bilico sulla tazzina, la donna in bilico sull’uomo. C’è ancora una ricerca di equilibrio, dapprima formale e successivamente simbolica. Le scritte sempre presenti, inevitabili. Esse formano una sorta di tessuto connettivo. Impreziosiscono i dipinti con l’esperienza, il vissuto di cui si fanno simbolo. È il tempo che lascia traccia di sé, a volte ben leggibile altre volte appena intuibile. Sovente la scritta sembra deturpare il dipinto, come se dei graffiti vi fossero stati incisi con la volontà di danneggiarlo. È l’intervento delle persone ignoranti o insensibili all’arte che però, anziché svilire l’opera, paradossalmente diventano un mezzo per nobilitarla. Nascondi e metterai in evidenza, insegnano Man Ray e Christo, deturpa e renderai sublime. Parola di Pompilio.
Roma, 11 dicembre 2006
Adelinda Allegretti