ALFREDO POMPILIO
aprile 6, 2017

II passaggio temporale è una costante dei lavori di Pompilio, tanto che il concetto di memoria è sempre presente, persino evidenziato, attraverso I’uso di scritte, talvolta veri e propri graffiti, talaltra squisitezze calligrafiche che evocano vecchi manoscritti. In L’uomo e l’uovo i rimandi alla tradizione iconografica occidentale, e pertanto ai grandi maestri del passato, sono molteplici: come non leggerci un omaggio alla Pala di Brera di Piero della Francesca, con l’uovo, simbolo di perfezione della Natura, di vita e della sua ciclicità? Se lì è appeso ad un filo qui è in bilico sull’alluce del piede di un uomo che, tutt’altro che stabile sull’altra gamba, poggia su cuscini che a loro volta sembrano galleggiare nello spazio. Che fatica mantenere l’equilibrio, e barcamenarsi tra gli episodi che scandiscono la giornata, cosi come la vita! Ed ancora: quanti simboli in quei cuscini, lussuria — e quindi vita — ma anche morte, come la storia dell’arte a insegna. Ogni momento del vivere diviene una costante ricerca di equilibrio, anche l’amore tra uomo e donna. In X ed Y— I’evocazione degli assi cartesiani, e quindi del DNA, è lapalissiano — le due figure si incontrano in un improbabile atto sessuale. Improbabile, eppure non impossibile, se ciascuno dei due si sforzerà a sufficienza per aumentare i propri numeri (di qui le formule che affiorano in superficie) e metterli a disposizione dell’altro, portando alla crescita comune. È quanto accade in L’ora del caffè: Ia caffettiera in bilico sulla tazzina, Ia donna in bilico sull’uomo. C’è ancora una ricerca di equilibrio, dapprima formale e successivamente simbolica. Le scritte sempre presenti, inevitabili. Esse formano una sorta di tessuto connettivo. Impreziosiscono i dipinti con I’esperienza, il vissuto di cui si fanno simbolo. È il tempo che lascia traccia di sé, a volte ben leggibile altre volte appena intuibile. Sovente la scritta sembra deturpare il dipinto, come se dei graffiti vi fossero stati incisi con Ia volontà di danneggiarlo. È I’intervento delle persone ignoranti o insensibili all’arte che però, anziché svilire l’opera, paradossalmente diventano un mezzo per nobilitarla. Nascondi e metterai in evidenza, insegnano Man Ray e Christo, deturpa e renderai sublime. Parola di Pompilio.
Roma, 11 dicembre 2006.

Adelinda Allegretti